versioni del sito in

latino [latin]
italiano
inglese [english]
spagnolo [español]
francese [français]
cinese [中文]
ucraino [українська]
russo [Русский]
polacco [polski]
tedesco [deutsch]

 

 

 

 

 

 



link

dal sito
della Santa Sede:

• «Sanctorum Mater. Istruzione per lo svolgimento delle inchieste diocesane o eparchiali nelle Cause dei Santi»: ita - eng - fra - spa - port - lat - ted (Word)
Congregazione
delle Cause dei Santi

• Codice di Diritto
Canonico: ita - eng
Canonizzazioni recenti

altri link

santiebeati.it
• Categoria "Santi" in Wikipedia: ita - eng
Santi del giorno (CEI)


Cause di beatificazione e canonizzazione

slide slide slide slide

 

L’inizio di una causa di beatificazione e canonizzazione

Vorrei chiarire subito una questione sulla quale mi è capitato più volte di imbattermi: da parte di certuni vige l’errata convinzione che iniziare una Causa di questo genere equivalga a beatificare qualcuno; per conseguenza è forte in costoro la titubanza a prendere una tale iniziativa. Bisogna invece tenere a mente che iniziare un “processo” altro non significa che “procedere” alla raccolta delle prove (testimonianze orali e documenti scritti), che poi costituiranno il materiale di discussione necessaria affinché i supremi giudici romani – parliamo dei Cardinali e del Santo Padre – possano emettere un fondato giudizio di merito sull’opportunità di beatificare quel Servo di Dio. Da quanto detto si deduce che esser titubanti nell’aprire una Causa altro non vuol dire che danneggiare la stessa, essendo crescente, col trascorrere del tempo, il rischio della perdita delle prove, particolarmente della morte dei migliori testimoni.

Alla raccolta delle prove, è deputato un tribunale particolare, nel senso che i suoi membri sono nominati ad hoc dal vescovo, quindi, terminato il loro lavoro ed inviati gli atti a Roma, decadranno dei rispettivi ruoli.
Per espressa e singola nomina del giudice ordinario, cioè del Vescovo della diocesi nella quale si aprirà la Causa, formeranno il tribunale inquirente i seguenti membri: il delegato episcopale (sarà un sacerdote), il quale farà le veci del Vescovo e quindi controllerà l’applicazione della legge canonica in merito; il promotore di giustizia (anch’esso un sacerdote), il quale solitamente porge le domande ai testimoni; un notaio attuario (non sacerdote), spesso affiancato da un notaio aggiunto per garantire la presenza costante di almeno uno dei due, il quale autentica gli atti e stende il rogito, nonché il copista degli atti: questo incarico – come quello del notaio – può essere assolto da qualunque fedele.
Di conserva ai suddetti membri del tribunale, esplicheranno le loro funzioni anche due commissioni, i cui membri saranno anch’essi nominati dallo stesso Vescovo. La prima è la commissione storica, solitamente formata da almeno tre membri esperti in scienze storiche – archivistiche, i quali avranno il compito di raccogliere i documenti inerenti al Servo di Dio, dopo averli ricercati in tutti quegli archivi nei quali si ritiene che possano esistere. Al termine, nel presentare il frutto delle loro ricerche, redigeranno congiuntamente un unico rapporto. La seconda commissione è quella teologica, quindi formata da due teologi i quali avranno il compito di analizzare gli scritti editi del Servo di Dio sia per verificare che in essi non vi sia nulla contro la fede, la morale ed i buoni costumi, sia per illustrare gli elementi costitutivi della sua caratteristica spiritualità. I commissari teologi, al contrario degli storici, redigeranno rapporti individuali.

Venendo ora alla definizione dei nominativi dei promotori di una Causa di beatificazione, coloro i quali prendono l’iniziativa di promuoverla, di mantenerla economicamente e di portarla fino all’auspicato traguardo della canonizzazione, si chiamano “Attori”, da “actio”, “agere” et i. p.. Costoro tuttavia, per veder riconosciuto il loro buon diritto a veder accettata la santità di un Servo di Dio, si servono di un postulatore – figura che potrebbe paragonarsi a quella del procuratore in campo civile – il quale cura gli interessi degli Attori non soltanto davanti al tribunale inquirente mentre la Causa è nella fase diocesana, ma anche presso tutti gli altri tribunali ecclesiastici e, se è un postulatore accettato da Roma, anche presso la Congregazione delle Cause dei Santi.

Il Vescovo competente ad istruire una Causa di beatificazione è il Vescovo del luogo nel quale il Servo di Dio ha concluso il suo cammino terreno; se egli tuttavia, per un motivo ben preciso (penuria di personale, disagio del luogo per mancanza di servizi, ostilità preconcetta verso simili Cause in parti della popolazione, ecc.) si rendesse conto di non potersi assumere un simile onere, può chiedere ad un altro Vescovo di farlo in vece sua (“competentia fori”). In tal caso entrambi scriveranno a Roma, l’uno motivando la rinuncia e l’altro l’accettazione: se le motivazioni saranno ritenute valide, la Congregazione le Cause dei Santi rilascerà il decreto di trasferimento della competenza, per cui il processo potrà svolgersi nella diocesi sostitutiva.

Soltanto dopo che sarà chiarita la questione su quale tribunale abbia la competenza, il postulatore potrà scrivere il supplex libellus, cioè la lettera contenente la formale richiesta al Vescovo di formare il tribunale, quindi di mettere in moto tutte quelle procedure necessarie al regolare svolgimento di un processo di beatificazione. Prima tuttavia di dare ufficialmente il suo assenso, il Vescovo dovrà compiere ben precisi adempimenti, il primo dei quali è quello di chiedere a Roma se non vi siano impedimenti contro la santità della vita o la prova delle virtù in grado eroico del Servo di Dio in epigrafe – il cosiddetto nihil obstat – quindi chiederà ai suoi confratelli Vescovi della conferenza episcopale, almeno quella regionale, l’assenso all’iniziativa che di lì a poco andrà a prendere.
È da tener presente che se il Servo di Dio di cui si vuol promuovere la Causa appartiene ad un ordine o ad una congregazione religiosa, nessun membro di questi potrà avere un ruolo attivo nel tribunale, né far parte delle due commissioni di cui sopra abbiamo parlato; al più un suo confratello potrebbe essere cooptato tra i membri della commissione storica, ciò per il fatto di poter offrire un valido aiuto nella ricerca dei documenti nell’ambito della propria famiglia religiosa.

La preparazione della lista dei testimoni da interrogare è compito del postulatore; un’oculata scelta delle persone che andranno escusse deve in primo luogo tener conto della estensione temporale: più un teste copre con la propria scienza diretta la vita di un Servo di Dio, più offre garanzia di successo ad una Causa. Ciò vale non solo per la ricostruzione della sua vita, ma ancor più per la prova del grado in cui sono state esercitate le singole virtù: una lunga comunione di vita, con la conseguente osservanza diretta dei vari atteggiamenti nelle diverse circostanze, è il miglior modo per valutare la santità di un Servo di Dio.
Ben consapevole di questa realtà, la Congregazione delle Cause dei Santi esorta ad interrogare prima possibile i testimoni più anziani, ciò per non perdere prove importanti (“ne pereant probationes”). Saranno testimoni anche i commissari storici, non per rispondere al questionario generale, bensì per rispondere a quelle poche domande collegate al lavoro compiuto. Saranno convocati direttamente dal tribunale e perciò avranno la qualifica di “testes ex officio”.

È da tener presente che il giuramento, di dire la verità che i testimoni emetteranno sia prima che dopo la loro deposizione, costituisce da un lato un severo monito a rispondere in modo veritiero, dall’altro garantisce la corrispondenza delle loro parole al vero. È infatti da tener presente che i testimoni sono solitamente alcune decine, per cui dal confronto delle risposte che ciascuno ha dato su di un medesimo fatto, sarebbe facile accorgersi di una dichiarazione mendace.
Prima di dare inizio all’escussione dei testi, il Vescovo deve emanare un editto nel quale, annunciando l’inizio della Causa, inviterà le persone che hanno da dire qualcosa – sia a favore che contro il Servo di Dio di cui si tratta – a presentarsi per testimoniare. Anche le persone che detengono degli scritti di quel Servo di Dio saranno invitate a consegnarli.
Il tempo entro il quale una Causa di beatificazione deve iniziare, fin dai tempi del C.I.C. del 1917, è stato fissato in trent’anni. Non si esorta mai abbastanza al rispetto di questo termine – per ragioni che abbiamo già esposto – tanto che, se venisse superato, occorrerebbe condurre un’apposita indagine che porti a concludere che l’attesa non è stata dovuta a dolo, frode o colpevole negligenza.

Per quanto riguarda l’aspetto economico, la legislazione canonica in materia di Cause di beatificazione e canonizzazione non stabilisce somme precise, onorari o particolari emolumenti da dare alle singole persone che lavorano fuori del dicastero; piuttosto stabilisce esattamente l’ammontare delle spese inerenti le varie discussioni che si svolgono nel suo ambito. Proprio per il fatto che alla Congregazione delle Cause dei Santi non competono i pagamenti al di fuori di essa, non indica l’ammontare degli emolumenti di cui sopra abbiamo parlato. Il motivo di ciò chiunque può facilmente capirlo solo riflettendo su fattori contingenti come i seguenti: è molto elevata la diversità tra una Causa e l’altra, nessuno può in anticipo sapere se il nostro Dicastero chieda dei supplementi d’indagine sia canoniche, sia teologiche, che mediche. C’è inoltre da tener presente che sovente sono esigite lunghe e complesse traduzioni ed ancora le spese di stampa variano molto a seconda della lunghezza della Causa, ecc., ecc.. È per tutti questi motivi che, saggiamente, la Congregazione delle Cause dei Santi si limita a prescrivere che ogni Causa possa contare su di un proprio fondo economico, dal quale il postulatore possa prelevare il denaro necessario a far fronte alle spese che si presenteranno di volta in volta. Va da sé che il postulatore deve essere pronto ad esibire agli Attori il rendiconto delle entrate e delle uscite tutte le volte che costoro glielo domanderanno.